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Visualizzazione dei post da giugno, 2025

Giorgia

  Trasmettere ciò che ho provato in poche parole non sarà facile ma spero di riuscirci al meglio. Visitare i campi è stata e sarà una delle esperienze più memorabili della mia vita, che mi rimarrà nel cuore.Questo viaggio ha superato molto le mie aspettative anche se mentalmente è stato molto impegnativo, ma ne è valsa la pena. Mi ha fatto capire come a quei tempi le persone venivano private della loro libertà pur essendo innocenti, per poi essere deportate nei campi, luoghi di lavoro e di morte. La cosa che più mi ha colpito è la spersonalizzazione delle persone che arrivate nei campi venivano immatricolate con dei numeri. Ma è dura accettare che dietro a un numero c'è una vita di una persona, che entrando nei campi perdeva la propria famiglia e abbandonava i propri sogni. Perciò tutti noi non dobbiamo dimenticare ciò che è stato perché come dice Primo Levi "non c'è futuro senza passato”. Giorgia

Alice F.

  Durante questo viaggio, ho imparato che esiste una lingua comune, una lingua che tutti sappiamo, ma che purtroppo tendiamo a dimenticare: la lingua della pace. Ora, come già ho detto prima, questa lingua purtroppo si scorda molto, infatti, in molte parti del mondo, come a Gaza o in Ucraina, per esempio, è una lingua non parlata e, ormai, dimenticata. Però, durante questo pellegrinaggio, ho avuto la fortuna di poter vedere con i miei stessi occhi e sentire sulla mia pelle, tutte le oscenità accadute ottant'anni fa, perché le persone si erano dimenticate la lingua della pace. Quindi, oggi, io, e tutti i miei compagni venuti con me in questo viaggio, siamo qui per chiedervi una cosa: non dimenticatela mai. Abbiamo visto cosa succede quando si scorda, e non deve mai più accadere, perciò, noi che attraverso questo viaggio siamo riusciti ad impararla, la passiamo a voi, con il compito di insegnarla a chi non la sa. Perché nessuno dovrà mai dimenticare. Alice F.

Francesco

  È stato un viaggio ricco di esperienze, di dolori e di pianti. Durante il viaggio ho visitato luoghi di tortura e mi sono immedesimato nei deportati, nelle loro emozioni e nella loro famiglia fuori dal campo. Immaginarsi queste vite distrutte dai desideri incomprensibili di altre persone è inimmaginabile. Durante il viaggio mi sono accorto che è importante conoscere il nostro passato ma è altrettanto importante non fare più gli stessi errori nel futuro. Vivere è libertà, gioia ma sopratutto pace, pace di cui non hanno goduto quei deportati lasciati da soli, in condizione orrende, pessime e lontani dalla loro famiglia. Per questo dobbiamo accertarci che la pace arrivi a tutti... per un mondo migliore.  Francesco

Niccolò

  Oggi per me è un giorno davvero molto importante, è  giunto il momento di raccontarvi tutte le mie emozioni e  sensazioni di questo meraviglioso viaggio. È davvero  molto difficile riuscire a descrivere tutti i miei sentimenti,  perché ho sentito troppe storie di ingiustizie e persone  maltrattate inutilmente.  Prima di partire non pensavo molto a cosa avrei potuto  vedere, non ero minimamente pronto a ciò che mi  attendeva. Il primo giorno é stato molto allegro perché non  avevamo trattato di nessun argomento riguardo la Shoah.  Dal secondo giorno in poi le emozioni erano cambiate  radicalmente. Dopo essere entrato nel primo campo la mia  espressione facciale era radicalmente cambiata. La  malinconia aveva preso il sopravvento, non esistevano più emozioni positive. Dentro ai campi respiravo un’aria  pesante, sembrava tossica, era contaminata dal fumo  prodotto dai forni crematori e dalle povere anime dei...

Elisa

  Mi ha colpito molto come le persone siano riuscite a ricostruire le proprie case, le proprie vite e le proprie famiglie sopra ciò che per molti altri era stata morte e devastazione. Ad esempio a Gusen pochi hanno dovuto lottare per tenere un pezzetto di terra di pochi metri quadrati dove costruirci il memoriale, a Ebensee dopo la distruzione del campo i terreni sono stati venduti a pochissimo e in molti ci sono state costruite delle villette dove le persone vivono, a volte ignorando ciò che ci è successo sotto le fondamenta di casa loro, a volte essendone incoscienti ma la moglie di un ex-deportato comprò due terreni dove oggi c'è il memoriale. Molte persone hanno cercato di dimenticare questa brutta pagina della nostra storia ma è grazie ad altri che noi oggi sappiamo ciò che è accaduto e possiamo evitare che non succeda più. Elisa

Aleandro

  La cosa che mi ha colpito di più di questo bellissimo, ma impegnativo viaggio, è stata capire come le SS si divertivano a far soffrire i deportati fin dall' ingresso nei campi. La visita al campo di Mauthausen è stata la tappa che mi è rimasta più impressa, dove abbiamo camminato lungo il percorso che facevano i deportati, dalle prime docce fino ai forni crematori, con la guida e la spiegazione del volontario ANED Alessio Ducci, figlio di un ex deportato in questo campo, per poi percorrere la scalinata della morte. Aleandro

Alice P.

  Questo viaggio è stato veramente un’esperienza unica. Ora che sono tornata a casa mi sento diversa, cresciuta. Quando abbiamo visitato il nostro primo campo, Dachau, abbiamo fatto lo stesso identico percorso che hanno fatto i deportati prima di noi. Inizialmente siamo entrati in una stanza nella quale gli raggruppavano tutti insieme, poi siamo entrati nelle camere a gas dove loro morivano, e infine siamo entrati nella stanza dei forni crematori. Non posso dire di essermi immedesimata nei deportati, perché io a differenza loro da quel campo ne sono uscita viva, loro invece sono morti solo per il fatto di essere "diversi" dallo standard tedesco. Nonostante siano passati molti anni la sensazione di morte si sente tanto, e ti penetra dentro il corpo. Dobbiamo sempre ricordarci di ciò che è accaduto per far sì che non succeda mai più. Sfortunatamente molte persone l’hanno scordato, e ci sono molte guerre al mondo, e tocca a noi giovani far smettere tutto ciò per vivere il ...

Martino

  All'inizio del viaggio avevo paura di ciò a cui andavo incontro ma poi ho riflettuto sull'esperienza e l'importanza di quello che dovevo fare. La cosa che più mi ha fatto riflettere ed emozionare è la visita al campo di Mauthausen grazie alla guida Alessio Ducci, figlio di un ex deportato, mi ha fatto entrare nel campo da deportato, come se fossi uno di loro. Il campo è morte pura, fatica estrema fame e soprattutto ingiustizia, oggi sono qui non solo per dirvi le emozioni che ho provato, rabbia, disgusto ma soprattutto sono qui per farvi riflettere e capire che non bisogna rimanere indifferenti , bisogna tutti prendere una posizione per difendere la giustizia e la pace. Come mostra il disegno sulle nostre maglie, bisogna prendere la posizione del fiore schiacciato e non di colui che schiaccia per immedesimarsi e capire il dolore affinché non si ripeta mai. Martino

Restituzione alle classi della scuola secondaria di primo grado "Il Passignano"

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Per non dimenticare. Oggi le alunne e gli alunni che hanno partecipato al viaggio hanno raccontato ai  loro compagni le storie dei deportati e hanno condiviso le loro riflessioni personali su questa esperienza. Potrete leggere nei post che seguono le loro parole. Noi,  che abbiamo avuto l'a fortuna di condividere con loro questa esperienza, possiamo solo ringraziarli per le loro testimonianze, la partecipazione, la sensibilità e il cuore che hanno messo in questo progetto. Grazie e ancora grazie: la memoria non si schiaccia! Serena e Gaetano